| A.A.A. cercasi crisi economica |
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L’economia mondiale sta cambiando e un forte segnale è dato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). Si stenta a crederlo, ma uno dei più grandi istituti finanziari mondiali è in crisi, a rischio di fallimento. Argentina e Brasile erano i due maggiori debitori del FMI e hanno recentemente rimborsato il proprio debito, per un totale di 25,3 miliardi di dollari. Il montante dei crediti concessi è praticamente dimezzato dal 2004 al 2006, dai 90 miliardi di dollari d’aprile 2004 ai 40 miliardi d’inizio 2006. Nel corso dell’anno finanziario 2005 (1 maggio – 30 aprile) i nuovi prestiti hanno toccato il minimo storico, 2,5 miliardi di dollari. Le crisi finanziarie di alcuni stati dell’America latina,l’Argentina in particolare, alla fine degli anni ’90 hanno mostrato il potere corrosivo delle condizioni draconiane imposte dal FMI in cambio della concessione di prestiti. Per questo motivo sempre più stati, principalmente quelli asiatici, dopo le crisi degli anni ’90 hanno rafforzato fortemente le proprie riserve, per evitare di ritrovarsi nuovamente dipendenti dal FMI. Per coprire gli enormi costi amministrativi, calcolati attorno al miliardo annuo, il FMI chiede ai propri debitori un tasso di interesse leggermente superiore al tasso con cui è legato agli Stati suoi creditori (gli Stati ricchi “finanziano” il FMI con un tasso di interesse indipendente al tasso chiesto dal FMI per concedere dei prestiti). Di conseguenza, in questo momento di buoni risultati economici da parte dei paesi emergenti e di buone condizioni dei mercati internazionali, il FMI si ritrova in mancanza di “clienti”. L’istituzione possiede ancore delle riserve sufficienti a garantire le attività ancora per alcuni anni ma, paradossalemente, se non incomberà una nuova crisi finanziaria internazionale nei prossimi anni, dovrà rivedere i propri obiettivi o cambiare strategia di mercato. Tra le misure già prese in considerazione troviamo l’aumento dei tassi di interesse chiesto ai debitori o la diminuzione del tasso di rimborso sui contributi dei paesi membri. Un piano di revisione delle proprie strategie prevede un miglior utilizzo delle riserve, ad esempio nell’investimento in obbligazioni degli Stati a lungo termine. Un ampliamento delle attività potrebbe garantire nuove entrate, in particolare nel campo del trattamento e della gestione di dati statistici. Cercando nuove strategie e nuovi mercati, non si vuole ammettere il fallimento di un’istituzione. Nato negli anni ’70 sulla cresta dell’onda ideologica chiamata mondializzazione, il fondo monetario cerca di aggrapparsi alla nuova realtà per non affondare assieme all’ideologia stessa, pur di non accettare il proprio declino. Dopo la constatazione del fallimento di un’ideologia, è ora di rivedere la pertinenza delle sue istituzioni. Danilo Bolliger, 29 marzo 2006 Basato su: Andrew BALL, Financial Times, Londra. Apparso in Courrier International, Paris Cadex, N. 794, 19 – 25 gennaio 2006. |