| Il cacao e i suoi produttori |
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La storia del cacao nasce 1500 anni prima di Cristo in Messico, ma è solo con i Maya che esso comincia a essere documentato; i Maya lo utilizzavano come moneta e la parola kakawa è stata presa a prestito dalla lingua Olmeca e significa "cibo degli dei".
La storia del cacao nasce 1500 anni prima di Cristo in Messico, ma è solo con i Maya che esso comincia a essere documentato; i Maya lo utilizzavano come moneta e la parola kakawa è stata presa a prestito dalla lingua Olmeca e significa "cibo degli dei". Tutti i popoli precolombiani furono grandi consumatori di cacao che veniva anche utilizzato nei riti religiosi. Nel 1500, con Cristoforo Colombo arriva in Europa, soprattutto in Spagna, ma non viene apprezzato così tanto; bisognerà attendere il 1700, quando gli Olandesi strapperanno il predominio commerciale alla Spagna, perchè abbia più larga diffusione. Ed è proprio ad un Olandese, C.J.van Houten, che si deve l'invenzione del cacao in polvere. Nel 1819 in Svizzera, nasce la prima fabbrica di cioccolato, la Cailler, e nel 1875 Daniel Peter riesce a produrre il latte in polvere, con cui a creerà per la prima volta una tavoletta di cioccolato al latte (Nestlè). Da quei tempi "ne è passata di cioccolata nelle tazze"...e arriviamo quindi al 1991, quando dalla collaborazione di OS3 (oggi claro fair trade) e Chocolat Bernrain nasce Mascao, la prima tavoletta di cioccolato equo del mondo! La Chocolat Bernrain ha svolto una impresa pionieristica, riuscendo a mettere insieme lo zucchero integrale di canna, Mascobado, con il cacao. Per avere un risultato soddisfacente ci è voluta tanta sperimentazione, capacità e soprattutto pazienza, perché lo zucchero Mascobado (un prodotto umido e granuloso) non possiede le caratteristiche che lo rendono facilmente utilizzabile per produrre cioccolato.
• se il cacao è di produzione bio, il PMG è di 175 Us$ ed il CE paga un ulteriore premium bio di 220 Us$/t• quando il prezzo del mercato mondiale supera i 1'600 $/t, il CE paga lo stesso prezzo, aggiungendo comunque il premium • a queste condizioni vanno aggiunte le altre, tipiche del commercio equo, in particolare il pre-finanziamento parziale e contratti a lunga scadenza. Così il piccolo produttore riesce a guadagnare un reddito minimo stabile e ad arrivare a ulteriori sviluppi per la sua famiglia e a investimenti per il miglioramento della propria qualità di vita. Nelle Botteghe del Mondo troverete le seguenti qualità: Compañera al miele, Compañera crispy, Compañera mocca, Compañera nocciole, Compañera uvetta e cajou. Mascao Blanc, Mascao Cappuccino, Mascao Èclats de Cacao (con fave di cacao), Mascao latte, Mascao nero, Mascao nero mandorle, Mascao nocciole, Mascao Nero al Latte, Mascao praliné, Mascao rum e Mascao Orange. Il cioccolato Compañera ed il Mascao blanc sono prodotti da Chocolat Stella a Giubiasco, un’azienda che fa parte della Chocolat Bernrain. Il cioccolato Mascao è prodotto da Chocolat Bernrain a Kreuzlingen.Bernrain è stata fondata nel 1932. Dal 1999 è certificata per la produzione di cioccolato bio; oggi il 60 % del cioccolato che produce è bio ed equo. La produzione cerca di essere il più rispettosa dei dettami ecologici: l’impianto energetico, per esempio, dispone di un ciclo d’acqua chiuso. I serbatoi grandi fanno sì che la pompa lavori solo durante la notte e nel fine settimana. Le differenze tra Compañera e Mascao: Mascao: cioccolato bio, senza emulsionanti, con zucchero integrale di canna (Mascobado). Tavolette da 100 o da 80 g. Compañera: cacao e zucchero grezzo di canna, senza emulsionanti, non bio. Tavolette da 50 g.
El Ceibo (Bolivia) Negli anni sessanta il governo boliviano lanciò un programma per il trasferimento dall'altipiano dei contadini e dei minatori: promise di mettere a disposizione terreni, denaro e sostegno tecnologico ai migranti volontari. Migliaia di famiglie impoverite, soprattutto indigene, si trasferirono di conseguenza nella zona del Rio delle Amazzoni. Ad ognuna di esse fu assegnato un pezzo di terra di 12 ettari, quattro dei quali destinati alla produzione di cacao. L'aiuto finanziario e tecnico promesso dal governo tuttavia non arrivò. Il clima tropicale, l'alimentazione diversa, nonché le nuove condizioni agrarie si rivelarono fatali per molti di loro, che si ammalarono o cercarono fortuna altrove. Le famiglie che riuscirono a resistere alle avversità, si riunirono - come era tradizione - in cooperative. Nel 1977, quattro di queste cooperative fondarono nell'Alto Beni e nelle Yungas del sud, una federazione con il nome «El Ceibo» per la commercializzazione del cacao: il ceibo è un albero della giungla che continua a germogliare nonostante sia stato tagliato ed è ancora oggi il simbolo della indistruttibile voglia di sopravvivenza dei membri dell'associazione. El Ceibo, che riuscì relativamente in poco tempo a rompere il monopolio degli intermediari, commercializzando il cacao in modo autonomo, decise di non limitarsi alla vendita delle fave appena raccolte, in quanto i prezzi dell'industria di trasformazione non rendevano. Fece così installare a Sapecho, punto di partenza del cacao per La Paz, un centro di raccolta e un impianto per l'essiccazione. Successivamente fu costruita ad El Alto, allora quartiere periferico di La Paz (oggi comune di oltre 1 milione di abitanti), una modesta unità di produzione. In questo modo nel 1986 El Ceibo divenne la prima cooperativa al mondo di piccoli contadini in grado di produrre ed esportare autonomamente i prodotti del cacao (polvere, burro e cioccolata). Dal 1987 già gran parte della produzione fu convertita in coltivazione biologica ed il cacao con il certificato bio poté essere esportato e commercializzato per la prima volta nel 1988. L'assemblea generale di El Ceibo è la struttura decisionale più importante della cooperativa. Essa ha luogo due volte l'anno a Sapecho alla presenza di tutti i membri della cooperativa e stabilisce l'impiego del profitto. Ogni 3 anni vengono eletti a rotazione i dirigenti della cooperativa. Dal 1999 El Ceibo conta 37 gruppi di piccoli produttori per un totale di 810 membri, di solito d'origine indigena. Vivono con le loro famiglie, sparsi in zone molto distanti, nella foresta pluviale del Rio Beni. Per 3 anni vanno a turno a La Paz per lavorare nella fabbrica di cacao o nell'amministrazione. A La Paz si trovano circa 46 impiegati. Oltre al vitto gratis, a El Alto e Sapecho, il personale di El Ceibo riceve anche un buon salario. Il guadagno minimo è di 130$, che corrisponde a 975 Bolivianos. Il salario minimo stabilito dallo stato è di 400 Bolivianos. Gli impiegati ricevono inoltre degli assegni complementari per la famiglia e l'anzianità. I membri di El Ceibo coltivano anche mais, fagioli e altre verdure per la propria autosufficienza alimentare. Per il mercato interno vengono prodotti agrumi, banane e altra frutta in coltivazione mista con il cacao. Oggi la vendita delle fave di cacao e dei suoi derivati è completata dalla produzione di frutta secca e d'ibisco, allo scopo di ridurre la dipendenza dalla coltivazione del cacao e favorire la bio-diversità. Questo permette anche un sostegno alle donne che di regola non sono coinvolte nella produzione e nella vendita del cacao, per migliorare la loro autonomia.
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