Il commercio equo - tra opinioni e punti di vista Commercio equo e solidale o commercio tradizionale? Uno é più sensibile ai bisogni delle popolazioni, l'altro meno? Uno é più caro, l'altro va al ribasso? Produttori ben retribuiti o sfruttati? Cos'é veramente il commercio equo e solidale? Nato per sopperire a delle necessità, un sistema da combattere o da sfruttare in modo alternativo. Allora per spiegare il commercio equo, forse, bisogna partire proprio dal conoscere questo “sistema”. Un intrigo internazionale degno di Hitchcock, geopolitica in primo piano, un commercio mondializzato da sfondo e marchi e loghi da copertina. I grandi titoli sono sempre gli stessi: utili, licenziamenti, guerre, carestie e qualche battuta di presidenti guerrafondai… Legami sottili, spesso invisibili, difficili da reperire, ma fatalmente intrecciati per comporre la stessa ragnatela. Questa sezione vuole cercare di analizzare, leggere le trame del nostro mondo contemporaneo per capire meglio il ruolo del commercio equo e solidale nello scacchiere internazionale. I suoi limiti, le sue portate, ma soprattutto tutto quello che gli sta attorno. Invitiamo quindi chiunque sia interessato a dare il suo contributo tramite articoli, personali o meno. Dal proprio pensiero all’attualità mondiale. Vi capita di leggere un articolo molto interessante e pertinente? Non esitate a condividerlo con gli altri. Non ci sono restrizioni di temi, dalla politica, all’economia, al commercio equo e solidale in modo specifico e, perché no, alla gastronomia del mondo. Descriviamo il mondo e il suo funzionamento, sotto tutti gli aspetti, perché al giorno d’oggi tutto è legato. Per contribuire, potete contattare webmaster@botteghedelmondo.ch. Le opinioni e le idee espresse negli articoli pubblicati sul sito sono esclusivamente degli autori.
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Il commercio equo declassato dai test sui marchi alimentari del WWF! Presa di posizione della claro fair trade
La rivista del WWF dapprima e la “Borsa della Spesa” nel suo ultimo numero, poi, hanno pubblicato i risultati di una nuova valutazione, effettuata dal WWF, sui principali marchi alimentari esistenti sul mercato svizzero. Nei cinque marchi declassati figura anche la claro (da 3 a 2 stelle). Claro fair trade è la principale organizzazione svizzera di importazione e distribuzione del commercio equo ed è il principale fornitore e partner delle Botteghe del Mondo. La claro fair trade ha preso posizione in una nota inviata anche alle Botteghe del Mondo, di cui riportiamo i passaggi principali. La qualità dei nostri prodotti è proprio così peggiorata? Leggendo l’introduzione del test (che appare sulla pagina internet del WWF) si capisce a prima vista che il risultato per la claro non poteva essere positivo. Tra l’altro vengono utilizzati dei criteri ambientali (per esempio la protezione delle acque e del clima, ecc.) e noi siamo inciampati proprio in queste condizioni ambientali: claro fair trade non può garantire misure di tutela del suolo e non può neanche offrire concetti per l’uso o la trasformazione delle foreste. La nostra competenza principale rimane il commercio equo, per cui ci richiamiamo ai criteri del commercio equo, riconosciuti a livello internazionale. In più stiamo attenti ad offrire i nostri prodotti possibilmente in qualità biologica. Già ora il 60% dei nostri prodotti alimentari è realizzato secondo i criteri dell’agricoltura biologica. Ulteriori postulati come quelli succitati sono praticamente fuori della nostra sfera di influenza. Senza voler essere i cattivi perdenti: non sono state poste alle persone giuste le domande sbagliate? Per prima cosa, la claro non è un marchio – claro è una marca e non un marchio per alimentari biologici. D’altra parte ci siamo dedicati – con tutta la simpatia per le questioni ecologiche – a un’idea sociale. Normalmente cominciamo con prodotti coltivati in modo convenzionale per poi - lavorando con i nostri partner - arrivare alla coltivazione biologica. Lo faremo anche in futuro e con convinzione.”
Gertrud Meier, gerente di claro fair trade Settembre 2006 |
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L’economia mondiale sta cambiando e un forte segnale è dato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). Si stenta a crederlo, ma uno dei più grandi istituti finanziari mondiali è in crisi, a rischio di fallimento. Argentina e Brasile erano i due maggiori debitori del FMI e hanno recentemente rimborsato il proprio debito, per un totale di 25,3 miliardi di dollari. Il montante dei crediti concessi è praticamente dimezzato dal 2004 al 2006, dai 90 miliardi di dollari d’aprile 2004 ai 40 miliardi d’inizio 2006. Nel corso dell’anno finanziario 2005 (1 maggio – 30 aprile) i nuovi prestiti hanno toccato il minimo storico, 2,5 miliardi di dollari.
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