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Giornata mondiale del commercio equo Stampa E-mail

Giornata mondiale del commercio equo

- 8 maggio 2010 -

 

A colazione con la metà del cielo del Sud

Donne per le donne

Cinque donne della Svizzera italiana

Cinque pensieri per le donne del Sud del mondo

 

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“Cambiamo la vita delle donne per cambiare il mondo”!

E’ uno dei motti della terza Marcia mondiale delle donne. Le donne dei cinque continenti riprendono il cammino per rivendicare diritti, dignità, rispetto, lavoro, salute. Diritti che a molte donne, specialmente nel Sud del mondo, vengono preclusi,negati, calpestati. Ripartire dunque dalle donne che all’interno del commercio equo solidale occupano un posto di primo piano.

 

Per la giornata mondiale del commercio equo, l’8 maggio 2010,e per la campagna svizzera fair trade breakfast (coordinata da Max Havelaar), l’Associazione delle Botteghe del mondo ha scelto di porre l’accento sul ruolo delle donne per ricordare che molti dei prodotti fair trade sono il frutto del loro lavoro. E ha chiesto a personalità di spicco della Svizzera italiana di essere in un certo senso madrine di questa giornata internazionale, prestando il loro volto e la loro voce alle donne del Sud del mondo attraverso un testo scritto:

 

Chiara Simoneschi Cortesi, consigliera nazionale

Marina Carobbio Guscetti, consigliera nazionale

Laura Bottani Villa, redattrice responsabile della Borsa delle Spesa (ACSI)

Tiziana Arnaboldi, danzatrice, coreografa

Flavia Zanetti, artista

 

Fair trade breakfast

Il fair trade breakfast è una campagna di sensibilizzazione che si terrà fino al 23 maggio 2010. Si prefigge di promuovere i prodotti del commercio equo gustando una buona colazione. Miele, cacao, tè, succhi di frutta, muesli, caffè sono, per esempio, prodotti di qualità con un valore aggiunto: acquistandoli e consumandoli si sostengono attivamente e direttamente i piccoli coltivatori e produttori del Sud del Mondo. L’8 maggio 2010 le Botteghe del Mondo della Svizzera italiana saranno naturalmente in prima linea, organizzando una colazione (per maggiori dettagli sugli orari consultare il sito web: www.fairtradebreakfast.ch).

Le cooperative del Sud che producono le ricchezze che troviamo sulla tavola imbandita della colazione equo solidale sono molto attente alla dimensione di genere e cercano di favorire la partecipazione attiva delle donne.

 

Il commercio equo viene frequentemente associato ai prodotti agricoli (caffè, riso, cacao, banane) e artigianali, ma ha una forte e diretta relazione con l'equità di genere. Non ci sono statistiche ufficiali, ma si stima che le donne siano fra il 70 e l'80% dei lavoratori che producono manufatti tradizionali. Il loro ruolo, inoltre, è prezioso nella tutela della biodiversità. In India, per esempio, Vandana Shiva è molto seguita dai contadini, ma soprattutto dalle donne povere che sentono la minaccia della rottura dell'ecosistema, perché tutta la loro vita è strettamente legata alla biodiversità.

 

Il commercio equo, che tra i suoi capisaldi contempla la sovranità alimentare e i diritti dei popoli, contribuisce a rispettare non solo lavoratori e lavoratrici, ma anche la terra. La Madre Terra. Le donne sono le depositarie di un sapere originario, derivato da secoli di familiarità con la terra. Un legame che va salvaguardato da una cultura, come quella maschile e occidentale, estranea alla natura e basata sullo sfruttamento tanto delle donne, quanto della natura.

 

Promuovere i diritti delle donne

Cambiare la vita delle donne, promuovendo i diritti delle donne, significa contribuire a cambiare questo nostro mondo che ha bisogno come il pane, di più giustizia, equità, solidarietà. Donna Antonia Rodriguez Moscoso, è una donna che cerca di costruire un mondo migliore: cambiando la propria vita, è riuscita a cambiare quella degli altri. “Da sola non sarei nulla per cambiare il mio paese, la Bolivia, dove esiste ancora tanto machismo”. La sua perseveranza e la sua forza le hanno dato ragione: nel mese di febbraio è stata nominata ministra dello Sviluppo produttivo e dell’economia plurale.

 

L’importanza delle donne nel commercio equo figura anche nella “Risoluzione del Parlamento europeo sul commercio equo e solidale e lo sviluppo” in cui precisa che “occorre rivolgere particolare attenzione al ruolo delle donne, che sono i principali attori economici nello sviluppo sostenibile”.

 

Numerose organizzazioni non governative(ONG) hanno sottolineato l’importanza della donne nella lotta contro la fame. Salvaguardare la sicurezza alimentare per le donne e sostenere lo sviluppo delle loro capacità nel settore agricolo è una condizione imprescindibile per il raggiungimento del primo Obiettivo del Millennio.

In un rapporto dell’ONG “ActionAid”, presentato l’Otto marzo 2010, si ricorda che le donne possiedono meno del 2 per cento della terra disponibile nel mondo e sono le più penalizzate nell'accesso al credito e ai servizi tecnici di supporto alle attività agricole.

 

Oggi una persona su sette soffre la fame e più del 60% degli affamati sono donne e bambine. Un paradosso visto che sono le donne a produrre tra il 60 e l'80 per cento del cibo nei Paesi in via di sviluppo. Allora cambiamo la vita delle donne per cambiare il mondo.Un appello in questo senso viene lanciato dalle cinque  madrine della giornata mondiale del commercio equo nelle pagine seguenti.

 

 

 

Françoise Gehring

Responsabile dell’informazione e della comunicazione


Cinque pensieri

per le donne del Sud del mondo

 

 

COLONNE PORTANTI

Qualche hanno fa, durante lo sciopero delle donne, fu lanciato uno slogan: “Senza le donne tutto si ferma”.

Se questo è vero nelle nostre società avanzate, nelle quali quasi tutte le donne svolgono accanto ai compiti di mogli e madri anche ruoli importanti nell’economia, nelle associazioni, nella politica, ciò è ancora più evidente nei Paesi del Sud del nostro pianeta.

Le donne del Sud infatti sono le colonne portanti non solo delle loro famiglie e comunità, bensì pure di ogni e qualsiasi progetto di aiuto allo sviluppo.

Che si tratti di istituire una banca dei semi o di fondare una piccola cooperativa per la vendita di prodotti  o di formare le persone alla partecipazione democratica, le donne sono spesso le uniche protagoniste di queste azioni concrete sul territorio e incarnano la speranza di una vita migliore.

Chiara Simoneschi Cortesi

consigliera nazionale

 

 

LOTTE QUOTIDIANE

Quando lo scorso anno ho rivisitato il Centro America, ho avuto la fortuna di poter conoscere un’associazione di donne, “Las Melidas” , grazie a una giovane donna svizzera che lavorava direttamente in alcuni dei progetti di questo movimento.

 

L’associazione porta il nome di una donna che si è battuta per la liberazione del suo paese ed è nata nel 1992 al termine della sanguinosa guerra civile del Salvador con l’obiettivo di trasformare la posizione e la condizione delle donne in El Salvador, fornendo loro i mezzi organizzati e formativi necessari, sostenendole nella gestione dei mezzi finanziari in modo da essere autonome.

 

Come in molti paesi, anche in El Salvador i diritti delle donne sono spesso calpestati eppure le donne contribuiscono allo sviluppo e al sostentamento del loro paese in maniera determinante. Come le donne dell’associazione “Las Melidas”, molte donne del Sud si battono per far riconoscere i loro diritti nella vita familiare e nella società.

 

La giornata mondiale per il commercio equo vuol far conoscere l’impegno e il lavoro di tutte queste donne nel mondo che impegnandosi per la salvaguardia alimentare, si battono contro la povertà, lo sfruttamento, la negazione di diritti fondamentali come l’accesso alla sanità e alla formazione.

Marina Carobbio Guscetti

consigliera nazionale

 


IL NOSTRO FUTURO PASSA DA LÌ

Le donne del Sud cuciono i nostri vestiti, coltivano i nostri fiori, fabbricano i giocattoli per i nostri bambini, assemblano i computer dei nostri uffici e i telefonini che teniamo in tasca. Negli ambienti rurali fanno chilometri per cercare l’acqua, sono curve sui campi per zappare e raccogliere il cotone, il riso, il tè.

Il mondo va avanti con i piccoli gesti di queste donne che non possiedono nulla, poco pagate, tanto sfruttate. Chi lavora per informare i consumatori queste cose le sa. Il mio pensiero? che queste donne possono essere la speranza, la giovinezza, la creatività: loro conoscono i ritmi della terra, conoscono la fatica, conoscono il risparmio, non sprecano: il nostro futuro passa da lì e adesso cominciamo ad averne coscienza.

 

Laura Bottani-Villa

Redazione La borsa della spesa

ACSI

 

 

CONTAGIO ETICO

Noi dobbiamo essere eticamente contagiose, anzi siamo già affette dalla malattia incurabile del "vedere la realtà con gli occhi degli altri", del pensare al posto di chi non può perché deve prima di tutto sopravvivere, povero, debole, indifeso, come le donne del sud; ma quanto è duro opporci determinate e convinte agli interessi dei grandi padroni economico-politici della terra, per la pace e la giustizia, la libertà per ogni essere umano di vivere una vita degna, per avere dapprima terra, acqua, lavoro, sapere e dignità.

A partire dal nostro ambiente quotidiano di vita, ogni incontro, pur piccolo che sia, deve contenere l'idea del contagio, anzi diamo il via ad una pandemia positiva, ad una boule de neige che arrivi a condizionare altre donne, uomini, governi e poi il mondo degli affari nelle sue scelte di fondo. Alcune notizie di cambiamenti d'atteggiamento fanno sperare, altre spingono a perdere le speranze.

No, non gettiamo la spugna, andiamo avanti!

Flavia Zanetti

artista

 

 

LE NUOVOLE E IL LORO FARDELLO

Aminata Taorè - scrittrice di successo, ex ministra della cultura del Mali che ha realizzato progetti concreti che rafforzano il ruolo della donna e le economie locali - non smette di ricordare: “Non è più possibile guardare alle donne africane senza riconoscere che la rinascita di molti Paesi può partire dall’ascolto delle loro parole e dall’attenzione alle loro visioni».

Affido ad un passaggio del suo libro L’immaginario violato, questa riflessione che sento mia: «Tutto tranne le armi, è una delle iniziative dell’Unione europea nei suoi rapporti con il continente africano. A nostra volta proponiamo ai padroni del mondo la parola d’ordine “Tutto tranne la menzogna”: la menzogna su noi stessi, sul nostro ruolo nella produzione delle ricchezze di cui i nostri popoli sono privati, sulle conseguenze della schiavitù, sul principio della riparazione, sulla colonizzazione, sui programmi di adeguamento strutturale, sulle regole del commercio mondiale, sui diritti umani e della democrazia. Più verità e più etica dissiperanno le nuvole che oscurano il cielo con il loro fardello di paure e di odio».

Tiziana Arnaboldi

danzatrice, coreografa

 
Sono arrivate le scarpe sportive eque!! Stampa E-mail

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                                          Cammina morbido, cammina equo!

Ecco le prime scarpe certificate fair trade

 

 

Sono in arrivo le prime Sneakers Ethletic equosolidali: realizzate con gomma naturale certificata FSC (Forest Stewardship Council) e cotone biologico certificato fair trade. Le scarpe sono realizzate, in tutte le sue componenti, in Pakistan da lavoratori e lavoratrici che fanno parte di un progetto fair trade. Le scarpe da ginnastica sono disponibili in una varia gamma di colori e in due modelli a collo alto o basso.

 

La produzione delle scarpe da tennis avviene dunque in Pakistan, nel distretto di Sialkot; l’azienda che fabbrica i prodotti Ethletic può fregiarsi del marchio FLO (Fairtrade Labelling Organizations). FLO è l'organismo internazionale dei marchi di certificazione dei prodotti del Commercio equo e solidale. Attualmente i membri di FLO operano in 15 paesi europei oltre che in Australia, Nuova Zelanda, Canada, Giappone, Messico (membro associato) e Stati Uniti, ispezionando e certificando circa 508 organizzazioni di produttori in più di 50 paesi in Africa, Asia e America Latina.

 

Il cotone che serve per confezionare le scarpe da ginnastica proviene dall’agricoltura biologica e ha ottenuto il certificato ecologico IMO (Institute for Market Ecology). IMO, che nel 2006 ha introdotto anche la certificazione "Fair for Life", è specializzato nel seguire lo sviluppo dei prodotti dell’agricoltura biologica. Questa certificazione riguarda anche prodotti non alimentari.

 

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Il progetto Ethletic

 

L’idea del progetto Ethletic comincia a prendere forma in seguito agli scandali degli «sweatshops», ossia manifatture nelle quali i dipendenti sono sfruttati: salari da fame, sfruttamento dei bambini, nessuna protezione sociale e diritti sindacali calpestati. Dal 1992, grazie al’impegno delle organizzazioni impegnate nella lotta per migliorare le condizioni di lavoro, si sa che le grandi marche sportive affidano la fabbricazione dei loro prodotti ad intermediari che sfruttano la manodopera in modo scandaloso. La verità viene finalmente alla luce.

 

Nel 2004 nasce la società Ethletic, figlia di un incontro tra il tedesco Martin Kunz e l’inglese James Lloyd. I due hanno una comune visione del commercio equo su scala industriale. La collaborazione non tarda a portare i primi frutti, inaugurando una filiera di produzione equo solidale di scarpe da ginnastica e di palloni sportivi.

 

Ricordiamoci, per comprendere il valore di un prodotto del commercio equo, che in Cina i lavoratori incollano le scarpe sportive per meno di 2 dollari al giorno e cuciono palloni per 50 centesimi di dollaro l'uno (rapporto della Play Fair Campaign 2008). “Sono stanco da morire. In due – testimonia un lavoratore - dobbiamo incollare 120 paia di scarpe all'ora… Stiamo lavorando senza riposo e abbiamo sempre paura di non lavorare abbastanza in fretta per fornire le suole alla linea successiva…. Nessuno di noi ha tempo di andare in bagno o bere un bicchiere d'acqua. I supervisori fanno pressione e ci assillano di continuo. Siamo stanchi e sporchi. Lavoriamo senza pause e siamo comunque rimproverati dai supervisori

Le scarpe da ginnastica Ethletic, che ricordano il famoso modello “AllStar”, hanno una storia radicalmente diversa. Sia dal punto di vista delle condizioni di lavoro delle persone attive nella fabbricazione delle scarpe, sia dal punto di vista della tutela ambientale e del rispetto delle risorse naturali.

 

La filiera della scarpa da tennis

 

Il latex (ossia la gomma naturale) usato per fabbricare la suola delle scarpe da tennis, proviene da una piantagione dello Sri Lanka in cui sono applicati i principi del commercio equo e di buona gestione dell’ambiente. Il latex è certificato FSC (Forest Stewardship Council). FSC rappresenta un sistema di certificazione forestale riconosciuto a livello internazionale. La certificazione ha come scopo la corretta gestione forestale e la tracciabilità dei prodotti derivati. Il logo di FSC garantisce che il prodotto è stato realizzato con materie prime derivanti da foreste correttamente gestite secondo i principi dei due principali standard: gestione forestale e catena di custodia

 

Il cotone per realizzare le scarpe è coltivato in India. Viene in seguito inviato in Pakistan per la produzione vera e propria. Per la confezione delle calzature viene usato esclusivamente cotone biologico (sia per la tela che per i lacci). Il cotone beneficia del certificato ecologico IMO (Institute for Market Ecology), specializzato nel seguire lo sviluppo dei prodotti dell’agricoltura biologica.

 

La confezione vera e propria avviene in Pakistan. Per permettere ad operai, operaie e alle loro famiglie di vivere in condizioni dignitose, i salari versati sono superiori alla media. Per stabilire la remunerazione, l’azienda e il fornitore fanno riferimento ad Organizzazioni non governative (ONG) locali.

 

In base al marchio FLO, un premio equo equivalente al 15% del costo della produzione di palloni o scarpe da sport, deve essere ridistribuito ad un’associazione. Questa associazione usa i 2/3 del premio per garantire un’assistenza medica a tutti i lavoratori, a tutte le lavoratrici e a tutti i membri della loro famiglia, tutto l’anno e indipendentemente dalle ordinazioni.

 

Questa formula adottata per la produzione di palloni, è stata estesa anche alla produzione delle scarpe da tennis, dal momento che finora non esiste un marchio FLO/Max Havelaar per le scarpe. Le condizioni offerte ai produttori della filiera, sono rigorosamente basate sui criteri del FLO. Ethletic ha deciso di pagare un bonus supplementare del 5% (per un totale del 20%) allo scopo di assicurare un salario migliore alle persone che lavorano.

 


 
Ricette per la colazione equa Stampa E-mail

Riso dolce con latte di cocco e mango 

Ingredienti per 4 piccole porzioni (per dessert o quale complemento alla colazione):

1 tazza (100g) di riso Hom Mali White*

1½ di acqua½ tazza di latte di cocco (Coco Saphan)*

½ C di zucchero Mascobado*

½ C di zucchero vanigliato

1 punta di coltello di cardamomo macinato

1 C di cocco grattugiato tostato

100g di manghi secchi*

100g di frutta fresca (per es. kiwi, papaya)1C di pistacchi tritati

foglioline di melissa (o menta) per la decorazione 

* ingredienti reperibili nelle Botteghe del Mondo 

Preparazione 

Tagliare i manghi a pezzetti con un paio di forbici

 

Tagliare la frutta a dadini o a fettine decorative

 

Cuocere a fuoco molto dolce il riso con l’acqua, il latte di cocco, lo zucchero e lo zucchero vanigliato per 25 minuti

 

Aggiungere i pezzetti di mango e proseguire la cottura per altri 5 min.

 

Aggiungere il cardamomo ed il cocco grattugiato; mescolare

 

Sistemare a strati la frutta ed il riso nei bicchieri

 

Decorare con i pistacchi e le foglie di melissa (o menta)

 

 

 

 Treccia al latte di cocco 

Ingredienti:

1 kg di farina

2 cucchiaini di sale

40 g di lievito fresco

2 cucchiai di zucchero*

800 ml di latte di cocco Coco Saphan (2 lattine)*

1 uovo (facoltativo: un po’ di cocco grattugiato) 

*ingredienti reperibili nelle Botteghe del Mondo 

Preparazione 

Mescolare la farina con il sale.

 

Sbriciolare il lievito e mescolarlo allo zucchero, fino a liquefazione.

 

Mescolare la farina con il composto di lievito e zucchero. Aggiungere il latte di cocco dopo averlo rimestato (eventualmente aggiungere il cocco grattugiato).

 

Impastare energicamente (5-10 min.) fino alla comparsa di bolle d'aria nell’impasto (si intravedono praticando un taglio nella pasta).

 

Far lievitare per un’ora in luogo temperato o tiepido.

 

Impastare nuovamente e suddividere l’impasto in 3 parti. Formare 3 rotoli.

 

Formare 3 rotoli e intrecciarli. Spennellare con il tuorlo.

 

Far riposare in un luogo fresco per 30 min.

 

Infornare nel forno preriscaldato a 200° per ca. 40 minuti